LO SVILUPPO È OLTRE IL PETROLIO
Se qualcuno vi dice che il petrolio abruzzese porterà
benessere, lavoro e vi farà risparmiare quando farete il pieno, accenderete la luce o
scalderete le vostre case dovete sapere che questo qualcuno o è in malafede oppure è
semplicemente un ignorante!

Nei prossimi mesi il 35% del territorio abruzzese dalla Maiella al mare
sarà sottoposto ad attività di ricerca ed estrazione di petrolio e gas declassando di fatto
l’intero Abruzzo in distretto petrolifero.
Tutto questo avviene da anni secondo un progetto preciso e determinato di cui i cittadini abruzzesi
sono stati tenuti all’oscuro.
La Regione Abruzzo nonostante i suoi problemi di bilancio ha trovato il modo di finanziare con
soldi pubblici la trasformazione del porto di Ortona in porto petrolifero.
In tal modo anche il petrolio estratto in mare potrà essere inviato in contrada Feudo dove
dovrebbe nascere la raffineria - l’ormai famigerato centro oli di Ortona - che l’ENI con le sue
consociate ed insieme ad un consorzio di imprese locali sta cercando di costruire.
Chi ci guadagna in questa operazione?
Sicuramente chi sta costruendo il porto e ne gestisce le attività e chi costruirà la
raffineria e le relative connessioni.
Sicuramente l’ENI che guadagnerà dall’attività industriale di desulfurizzazione del
petrolio estratto dai suoi pozzi e da quelli delle altre compagnie.
Guadagneranno le compagnie straniere che pagheranno royalties bassissime per l’estrazione del gas e
del petrolio che poi venderanno sul mercato internazionale. Royalties che per inciso in Italia
variano tra il 4 ed il 7% mentre nelle altre nazioni possono arrivare anche all’80%!
La cosa assurda è che le leggi italiane delegano all’ente estrattore il controllo del
quantitativo estratto!
Le compagnie petrolifere localizzano i loro insediamenti in quei territori
dove è più facile coinvolgere la classe politica ed il senso civico della popolazione
è inesistente o scarso. E sotto questo aspetto l’Abruzzo per i petrolieri deve essere un
vero paradiso!
La società irlandese Petroceltic - che si è aggiudicata lo sfruttamento di vaste zone
dell’entroterra e di una zona costiera che si estende da Martinsicuro alle Tremiti per oltre
2500 kmq - descrive pubblicamente ai suoi azionisti lo scenario abruzzese con queste poco
edificanti parole:
…TERMINI FISCALI FAVOREVOLI, BASSE SPESE D’INGRESSO NEL
TERRITORIO, BASSI RISCHI POLITICI, INFRASTRUTTURA BEN SVILUPPATA,
ALTI PREZZI DELLA BENZINA, COMPETIZIONE LIMITATA.
COSTI PER LICENZE INSIGNIFICANTI, PROGRAMMI DI LAVORO A DISCREZIONE
[DELL’ESTRATTORE], REGIME MOLTO SEMPLICE, RENDIMENTI ALTI PER
PETROLIO E GAS…
In pratica dichiarano senza pudore che con pochi soldi possono sfruttare
ed inquinare l’Abruzzo infischiandosene degli abruzzesi e con il consenso della classe politica!

Centinaia di studi scientifici a livello mondiale dimostrano
come l’inquinamento che proviene dalle lavorazioni degli idrocarburi provoca sul territorio
aumenti di tumori, malformazioni fetali, malattie cardiorespiratorie, deformazioni genetiche e
indebolimento dell’attività sessuale come ben sanno gli abitanti di Falconara, Gela, Viggiano,
Priolo, Porto Marghera, Manfredonia, Cremona, Sarroch.
Proprio per questi motivi sin dal 1976 la costruzione di qualunque tipo di raffineria è
totalmente vietata nel territorio degli Stati Uniti.
Il 4 marzo del 2008 il Consiglio Regionale abruzzese sotto
la spinta di migliaia di manifestanti ha votato una legge (la n.2/2008) che ha bloccato di fatto
la costruzione della raffineria di Ortona.
Il 1° settembre anche la Chiesa Cattolica attraverso il Sinodo
dei Vescovi abruzzesi e molisani ha pubblicamente preso una posizione contraria allo sfruttamento
petrolifero in Abruzzo ed anche i Sindaci della Costa Teatina hanno finalmente espresso il loro
dissenso.
Ma non per questo gli abruzzesi devono abbassare la guardia perchè
le compagnie petrolifere ed i loro alleati locali continuano a tramare in silenzio e portano avanti
la costruzione delle infrastrutture necessarie ai loro obiettivi senza tener conto del dissenso
pubblico e delle leggi a tutela del territorio.
La Regione Veneto ha attivato azioni legali che hanno portato le Forze
dell’Ordine a sigillare i pozzi al largo della costa veneta, per quale motivo il Consiglio Regionale
dell’Abruzzo non ha attivato nessuna azione a tutela del nostro territorio e del nostro mare?
Noi invitiamo le Associazioni di categoria, i sindacati,
le Associazioni civiche e culturali e tutti gli abruzzesi a far sentire la loro voce presso gli
organi di governo regionale contro questo progetto che portato avanti in modo surrettizio
devasterà l’economia e la salute dell’intera Regione per almeno 150 anni!
Se l’Abruzzo vincerà la guerra del petrolio salvaguardando
il proprio territorio potrà vincere ogni altra sfida e migliorare l’economia e la qualità
della vita dei suoi abitanti per generazioni.
Se l’Abruzzo accetterà supinamente l’invasione delle compagnie petrolifere le generazioni
future malediranno i propri progenitori per la loro ignavia.