NESSUNO TOCCHI CAINO

Per molti Nuovo Senso Civico è Alessandro Lanci. Per alcuni versi non sbagliando essendone il Presidente e la figura del movimento più esposta mediaticamente. Ma attenzione, perché al fianco e dietro Alessandro Lanci c’è un nutrito gruppo di persone ognuna delle quali con un ruolo più o meno impegnativo e senza le quali sarebbe impossibile il raggiungimento di risultati come quello del sansificio di Treglio. Nuovo Senso Civico è una grande famiglia che accoglie chiunque anteponga l’interesse della collettività a quello personale e privato con l’obiettivo di fronteggiare gli innumerevoli attacchi al bene comune.

Si contribuisce ognuno con i propri mezzi, con il proprio bagaglio di competenze, con la propria disponibilità.

Puoi essere attivo per giorni, rimanere distante dall’operatività per altri ma sei cosciente, come attivista, che sei una delle rotelline dell’ingranaggio che fa girare al meglio la macchina.

Alessandro Lanci è il pilota che prima di girare a destra o a manca ci consulta per evitare sensi vietati o di finire fuori strada.

Siamo consapevoli di colmare un vuoto. Esistiamo ed esisteremo finché ci sarà quel vuoto istituzionale.

Ci troviamo ad essere interpellati da enti, comitati, associazioni, semplici cittadini per cercare di porre un freno alle decine di progetti impattanti sull’intero territorio abruzzese e oltre.

Spesso accusiamo la fatica ma soprattutto l’isolamento nel quale le istituzioni ci lasciano. Il caso di Treglio è stato emblematico.

Tutti noi vorremmo poterci occupare della nostra vita privata, del nostro lavoro, dei nostri hobby ma poi subentra un senso di responsabilità che ci fa dire: ma se non lo facciamo noi chi lo fa?

In aggiunta subentrano due fattori: tanti cittadini vedono in Nuovo Senso Civico una garanzia e una speranza ma, più di ogni altra cosa, non riusciamo a resistere quando vediamo che arroganza, prepotenza e ignoranza sono al servizio di speculazioni da cui traggono vantaggio in pochi a danno di tutti gli altri. In particolare quando c’è la salute di mezzo.

Il sansificio di Treglio ha emesso i suoi fumi per 40 anni. Da tempi in cui la cultura ambientale era praticamente a zero. I Vecere sono degli imprenditori e hanno realizzato ciò che gli è stato concesso di realizzare.

Non sono criminali, sono come tutti gli imprenditori: investono per realizzare profitto. Criminale e la mancata vigilanza degli organismi preposti al controllo. Colpevole e’ il dirigente che firma autorizzazioni con leggerezza, colpevole e’ il politico che si affida alla burocrazia senza approfondire, senza capire .

Ad un certo punto della storia, una decina di anni fa, la proprietà ha pensato di realizzare una centrale a biomasse accanto al sansificio. Ci arrivarono segnalazioni dai residenti e partì tutta la storia che ha portato alla sentenza del 17 luglio 2017 che tutti conosciamo. Eravamo nel pieno della lotta contro Ombrina ma trovammo le energie per cominciare a studiare l’inganno delle biomasse in Italia e della legge che ne consentirebbe il proliferare. Organizzammo a Lanciano un convegno sulle biomasse al quale partecipò il Professor Federico Valerio dell’Istituto Nazionale Ricerca sul Cancro, che, insieme ad altri docenti universitari, dimostrò la pericolosità degli impianti a biomasse in termini di emissioni nocive alla salute. Scoprimmo magagne che portarono alle dimissioni dell’allora Vice Sindaco di Treglio. Capimmo in breve che c’era qualcosa che non andava non solo per la centrale a biomasse ma anche per il sansificio. Cominciò così quella che è sembrata ad alcuni una guerra alla proprietà ma che è stata soltanto una ricerca di verità e di giustizia.

Non siamo contenti per le condanne, che certo confermano le accuse, ma esclusivamente per il risultato che quelle sentenze produrranno: il sansificio è morto, Treglio tornerà a respirare.

Se ne avvantaggeranno tutti i cittadini che vivono nel comprensorio frentano, anche quelli che non hanno osato opporsi.

Il vantaggio sarà duplice: una minor esposizione a rischi per la salute e un incremento del valore degli immobili.

Molti sono i casi di cittadini tregliesi che si sono visti cambiare il destino per sopraggiunti più o meno gravi problemi di salute. Erano stati elaborati dei dati ma l’inesistenza di un registro tumori e l’inadeguatezza dei mezzi per effettuare un’indagine epidemiologica ci hanno impedito di approfondire l’argomento e stabilire anche solo un pallido legame di causa ed effetto e incidenza dei tumori e di tutte le altre patologie che possono insorgere quando si sforano i parametri di emissione che la legge impone.

Di fatto i panni stesi diventavano neri, molti bambini hanno accusato l’insorgenza di bruciore agli occhi, difficoltà respiratorie.

Di fatto le finestre nel periodo di funzionamento della centrale venivano tenute ben chiuse.

Ecco, più di tutto, ci ha mosso questo.

Per alcuni siamo cattivi. Ci saremmo accaniti in questa battaglia come fosse diventata una sfida, tra ricorsi e controricorsi, carte bollate, aule di tribunale, manifestazioni, flashmob, convegni.

No , non è così.

Se ci siamo intestarditi è perchè di fronte ad alcune evidenze, ribadite da un tribunale della Repubblica, la proprietà non ha compreso che noi siamo solo stati la testa d’ariete di quei cittadini inermi e annientati dall’indifferenza delle istituzioni, dall’ARTA, alla Provincia, alla Regione, ecc. ecc.

Ci auguriamo che questa sentenza non abbia ripercussioni: la rabbia potrebbe fare brutti scherzi. Non vogliamo ritrovarci a dire “ve l’avevamo detto”, almeno questa volta, ma abbiamo scritto questo comunicato come atto preventivo: che a nessuno salti in mente l’idea di una vendetta nei confronti di chi è stato attivo in questa battaglia, neanche con sguardi torvi .

A buon intenditor poche parole.

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