CI RITROVIAMO A DIRE ANCORA “VE L’AVEVAMO DETTO!”

Campanile e fiamme

Avevamo redatto un piccolo dossier, postato il 29 giugno, sulla pagina di Fb di Nuovo Senso Civico.
Avevamo messo in guardia sui rischi passando come al solito per allarmisti e terroristi dell’informazione.
Purtroppo alla luce delle drammatiche fiamme sul Morrone e dopo quelle di un estate “indimenticabile” ci ritroviamo a dire ancora “Ve l’avevamo detto!”
L’inadeguatezza delle risorse investite dalla nostra Regione rende troppo facile il gioco al massacro dei piromani.
Noi, “ve l’avevamo detto”, non vorremmo dirlo più.
Vorremmo semplicemente che chi ci governa cominciasse a farlo, individuando tra le priorità dell’Abruzzo, la salvaguardia del nostro patrimonio forestale, unico al mondo.
Non a chiacchiere, non con intenzioni tradite, ma con i fatti.
A margine una riflessione sulla soppressione del Corpo Forestale: dopo la bocciatura, l’ennesima, della Corte Costituzionale, il renzismo dovrebbe sparire dall’orizzonte della politica che decide e invece pensano a sostituire Errani con la Boschi!
Spero che gli italiani sapranno, se non chi votare, chi non votare, con matematica certezza.

Ecco il dossier del 29 giugno
ITALIA E SOLDI IN FIAMME
AIB è acronimo di Anti Incendi Boschivi.
È la sigla attraverso cui la complessa macchina della Protezione Civile stabilisce tutte le procedure di prevenzione ed emergenza per tutelare il nostro enorme e prezioso patrimonio forestale.
L’Italia è uno dei paesi europei a rischio incendi maggiore, perché quel patrimonio si estende per oltre il 30% dell’intero territorio nazionale, distribuito quasi uniformente nelle aree di tutte le Regioni, dalla Val d’Aosta alla Sardegna.
Per tutelare parchi nazionali, interregionali e regionali, riserve e tutta la fitta rete di aree protette, il piano AIB dello Stato individua, come fasi propedeutiche e fondamentali alla lotta contro gli incendi boschivi, la prevenzione e il monitoraggio, investendo energie, competenze e denaro. Prevenire è meglio che curare. Salvo poi concentrare le raccomandazioni più stringenti sull’importanza della tempestività e dell’impiego di mezzi adeguati nella fase più delicata: quando si sviluppa un incendio c’è bisogno di mezzi aerei in grado di raggiungere rapidamente le aree interessate dai roghi, aree spesso impraticabili per automezzi e uomini a terra.
http://www.parks.it/
http://www.protezionecivile.gov.it/jc…/…/rischio_incendio.wp
La legge-quadro sugli incendi boschivi (Legge n. 353 del 2000) affida alle regioni la competenza in materia di previsione, prevenzione e lotta attiva agli incendi, mentre allo Stato compete una funzione di indirizzo e di coordinamento di tali attività con una flotta aerea antincendio che rispetto al 2016 è stata ulteriormente incrementata.
http://www.protezionecivile.gov.it/jcms/it/view_dossier.wp
Le Regioni hanno l’obbligo di attivarsi autonomamente attraverso il Piano AIB Regionale, da rinnovare annualmente. Obbligo che diventa ancora più stringente per effetto della riforma D.L. 177/2016 che ha portato all’assorbimento del Corpo Forestale dello Stato in altre amministrazioni, con una drastica riduzione di uomini e di competenze.
Di contro la risposta alle raccomandazioni della Protezione Civile consiste in una disponibilità di elicotteri Aib regionali, con dati aggiornati al 23 giugno 2017, che vede 7 regioni sprovviste di mezzi aerei.
Le Regioni Sicilia, Basilicata, Puglia, Molise, Abruzzo, Marche e Umbria in caso di roghi saranno costrette a fronteggiarli con mezzi e uomini a terra, in attesa della Flotta dello Stato che interviene solo quando viene raggiunto il 3° livello di pericolosità ovvero quando le dimensioni assumono carattere di disastro.
http://www.protezionecivile.gov.it/jc…/…/attivita_incendi.wp
In soldoni, se malauguratamente scoppiasse un incendio all’interno di una leccetta come quella di Torino di Sangro in provincia di Chieti, prima che arrivi la flotta dello Stato, potrebbe essere tardi al punto che della stessa leccetta rimarrebbe un desolante quadro di braci e fumo. Gli incendi boschivi somigliano agli infarti: più immediato è l’intervento più probabilità esistono di mitigarne gli effetti. Vanno domati con tempestività, altrimenti un piccolo focolaio in poche ore può trasformarsi in un rogo apocalittico.
L’esempio della lecceta di Torino di Sangro, alla quale auguriamo lunga vita e di cui abbiamo realizzato le immagini che vedete, pone in evidenza un’altra questione, quella degli incendi di interfaccia.
E’una tipologia di incendio in cui il fuoco può arrivare a trovarsi vicino alle case, edifici o luoghi frequentati da persone. Questi incendi di interfaccia, con il depauperamento delle risorse finanziarie delle province e dei comuni deputati alla manutenzione ordinaria delle strade, sono molto più probabili, per le condizioni in cui i bordi delle nostre provinciali e comunali riversano, invasi da erbacce, arbusti e cespugli. Inoltre quando la manutenzione viene realizzata perchè le erbacce invadono la carreggiata, quasi sempre, i resti delle decespugliazioni non vengono rimossi, ma lasciati a seccare, così da trasformarsi in inneschi ancora più rischiosi, a causa dell’inciviltà, per dirne una, di chi incautamente butta una cicca dal finestrino dell’auto.
Gli incendi di interfaccia non divorano soltanto gli alberi, ma possono uccidere persone, perchè si sviluppano in prossimità di aree antropizzate, soprattutto nel periodo estivo con il turismo.
http://www.protezionecivile.gov.it/…/it/descrizione_incendi…
Si va quindi ben oltre il rischio di danni ambientali perchè si mette a repentaglio la vita umana.
In poco meno di 6 mesi l’Abruzzo è stato teatro di tragedie esposte agli occhi del mondo ma ancora la classe dirigente abruzzese manca di buon senso.
La Sardegna, regione un pò più a rischio incendi dell’Abruzzo, per il triennio 2017-19, con un bando di 9 milioni di euro annui a base d’asta, suscettibile quindi di ribasso, si assicura una flotta di 11 mezzi aerei per la vigilanza, il monitoraggio e lo spegnimento. Si assicura inoltre personale tecnico qualificato, ripristino delle aree e persino il trasporto di mezzi di informazione.
http://www.sardegnaambiente.it/index.php
Nonostante le raccomandazioni della Protezione Civile e della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ben 7 regioni del centro sud, quindi, tutte a forte rischio incendi, si troveranno sprovviste di quello che potrebbe essere il defibrillatore per un’ambulanza: gli elicotteri.
http://www.protezionecivile.gov.it/jcms/it/view_prov.wp
http://www.protezionecivile.gov.it/…/indirizzi_operativi_RE…
http://www.protezionecivile.gov.it/…/allegato_indirizzi_ope…
Tutto ciò all’inizio di un’estate che ha già presentato il proprio biglietto da visita con livelli di siccità straordinari, come si evince dal rapporto della Regione Toscana che sul proprio territorio nel mese di maggio 2017 ha visto un’impennata clamorosa del numero di incendi, ben 36, a fronte dei 47 totali dei mesi di maggio dei precedenti anni dal 2012 al 2016.
http://www.regione.toscana.it/-/incendi-boschivi-maggio-2017
Come la Sardegna, anche la Toscana, tramite gara di appalto, si prepara all’emergenza, attraverso un piano AIB che prevede due elicotteri per tutto l’anno che, in relazione alle condizioni di rischio, vengono integrati con altri mezzi aerei, fino a un massimo di dieci, nel periodo estivo.
http://www.regione.toscana.it/-/organizzazione-regionale-an
Dalla tabella di disponibilità di elicotteri AIB regionali, l’Italia continua ad essere divisa in due, con il nord più preparato ed una parte del centrosud che si affiderà alla sorte, alla buona volontà e ai secchi d’acqua.
http://www.protezionecivile.gov.it/jcms/it/view_cng.wp
Mancano i soldi, c’è crisi.
Vero, ma facciamo l’esempio dell’Abruzzo e del suo Masterplan, in cui è prevista la disponibilità di un miliardo e mezzo di euro ( 1.498.622.720,99) per opere, infrastrutture e servizi.
Tra le infrastrutture previste, c’è la bretella che finalmente completerebbe il tratto della Fondovalle del Sangro, che adesso rallenta incredibilmente la viabilità.
Il suo completamento nel Masterplan prevede un costo di 190 milioni di euro. Un costo che risulta essere 10 volte maggiore rispetto agli standard previsti dall’Autorità Nazionale Anticorruzione e 6 volte maggiore agli standard calcolati dalla Corte dei Conti Europea.
5,5 km di superstrada che secondo la Regione Abruzzo richiedono 190 milioni, per l’ANA non dovrebbero superare i 17 milioni, e per la CCE i 33 milioni di euro.
Calcoli alla mano si potrebbe risparmiare denaro pubblico oscillante tra i 157 e i 183 milioni di euro.
https://www.regione.abruzzo.it/…/Masterplan_interventi%20Ch…
http://www.anticorruzione.it/…/Digital%20Ass…/Pdf/strade.pdf
http://www.eca.europa.eu/…/ECADocume…/SR13_05/SR13_05_IT.PDF
Quindi, mentre la Sardegna spende al massimo 9 milioni l’anno per garantirsi una flotta che fronteggi i roghi che neanche la migliore prevenzione può evitare (gli inneschi sono per la maggior parte di natura dolosa e colposa), l’Abruzzo non trova le risorse per un piano Aib regionale che, in confronto alla Sardegna, per via della minore estensione del territorio e dei rischi leggermente inferiori, potrebbe al massimo costare all’incirca 3 milioni di euro all’anno.
E tutto questo sprecando il denaro dei contribuenti, ignorando le priorità che un’amministrazione responsabile dovrebbe avere nitide davanti agli occhi, dopo le esperienze devastanti dei terremoti e della valanga di Rigopiano, nell’attività di salvaguardia dell’ambiente e di tutela della vita umana.
E’ chiaro come il sole che non sono i soldi a mancare, ma soltanto la volontà politica.
Una volontà politica finora neanche scalfita dall’allarme lanciato dal capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio “ad essere più attenti” e dalla denuncia dei Vigili del Fuoco che rimproverano al Governatore Luciano D’Alfonso di aver stanziato risorse finanziare inadeguate a garantire un sistema di contrasto efficace alla lotta attiva contro gli incendi boschivi.
http://www.primadanoi.it/…/incendi-vigili-del-fuoco-a-dalfo…
http://www.repubblica.it/…/incendi_regioni_flotta_aerea_cu…/
Va aggiunto che gli incendi, oltre all’evidente danno ambientale e il rischio di perdite umane, contribuiscono a rendere ancora più fragili i nostri territori. Lì dove un bosco brucia e muore, il rischio di frane aumenta, in un’Italia da sempre provata dal gravissimo dissesto idrogeologico di tutte le Regioni che la compongono, da Nord a Sud, passando per le Isole.
Torna in mente il famoso “Cronaca di una morte annunciata” di Marquez, dove andando incontro ad un destino segnato siamo noi italiani, costretti a morire sotto valanghe e macerie, troppo spesso a causa dell’assoluta mancanza di senso di responsabilità da parte di chi ci amministra.

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